l'esperienza della Respirazione Olotropica

In occasione del convegno di Psicologia Transpersonale "Eurotas Italy 2009" che si è svolto a Milano dal 15 al 18 ottobre 2009, presento alcuni estratti dal quarto capitolo del libro "L'esperienza della Respirazione Olotropica" di Kylea Taylor - edizioni Hanford Mead
trad. italiana di Claudia Panico e Pietro Thea



un fine settimana speciale dedicato alla ricarica, apertura e trasformazione 


6-8 ottobre 2017
Borgotaro (Parma)
Chi fosse interessato al libro o ad approfondire l'esperienza può mettersi in contatto con me.

Capitolo Quattro:

Esperienze e Teoria: le Mappe della Coscienza secondo Grof

 

La teoria è fondata sull’esperienza

 Dalle numerose note prese durante la supervisione di più di 3.000 sedute di clienti in stato non ordinario di coscienza, Stanislav Grof ha sviluppato una mappa di ciò che le persone possono sperimentare in tali stati. In questa mappa, sono presenti solo quattro livelli principali di esperienze negli stati non ordinari. All’interno di tali classi di fenomeni, tuttavia, sono possibili un grande numero di esperienze individuali ed uniche. I livelli si applicano a tutte le esperienze in stati non ordinari di coscienza, non solamente a quelle che avvengono durante le sessioni di breathwork. Il modo migliore di illustrare la teoria è con le esperienze vissute dei partecipanti alla respirazione. Questo capitolo risponde alla domanda, Che cosa si prova e che cosa sembra dall’interno l’esperienza olotropica?

 

I quattro tipi di esperienze

 La Mappa della Coscienza secondo Stanislav Grof,[i] o la cartografia delle esperienze in stato non ordinario, sono molto utili. Le nostre menti hanno bisogno di modi per raccogliere e selezionare le informazioni. Naturalmente abbiamo bisogno di ricordare che la mappa non è il territorio, e che ciò che ci ciba è il pasto, e non il menu. Una tale mappa semplicemente indica l’esperienza, e non dovrebbe essere confusa con l’esperienza. Inoltre, questa mappa in particolare è stata studiata con attenzione e usata in molte esplorazioni. E’ utile perché accresce la nostra comprensione e ci consente di darci il permesso di esprimere e sperimentare qualsiasi cosa ci sia necessaria. Possiamo usarla per studiare il nostro progresso, e per rassicurarci grazie ad altri che hanno viaggiato con successo in quel territorio e in quegli stadi prima di noi.

 Nelle Mappe della Coscienza secondo Grof, ci sono quattro livelli di esperienze in stati non ordinari di coscienza:

 

Livelli delle esperienze negli stati non ordinari secondo Grof

 

                1.    Esperienze sensoriali e manifestazioni                    motorie.

      2.     Esperienze biografiche di eventi che ci sono accaduti dalla nascita fino a oggi.

      3.     Esperienze perinatali a partire dalle esperienze fetali durante la gestazione e la gravidanza, attraverso il processo della nascita, fino alle esperienze immediatamente dopo la nascita.

      4.     Esperienze transpersonali che ci possono condurre oltre i nostri corpi e le identità personali (dell’Io)

 

 

Esperienze sensoriali

 All’inizio di una sessione di Respirazione Olotropica, attraversiamo quella che Grof chiama la barriera sensoriale nello stato non ordinario. In quel momento, possiamo avere forti esperienze dei sensi (olfattive, visioni, formicolii della pelle, uditive). L’acutezza sensoriale talvolta può includere la sinestesia (la fusione apparente dei sensi, così che si può percepire la musica o udire i colori). Possiamo vedere disegni che si muovono davanti agli occhi chiusi. Alcuni potrebbero associare questo tipo di impressioni con le esperienze psichedeliche così come sono state rappresentate nell’arte e nella musica degli anni ’60:

 "Mi è capitata una cosa stranissima. Stavo fregando le mani insieme, e poi le separavo per sentire l’energia mentre stavo respirando. L’energia si trasformò in colore e più avvicinavo le mani l’una all’altra, più i colori cambiavano ed io potevo udirli. Udire i colori è stato un vero trip!"

 [.......]

Rivivere eventi biografici

 Il secondo livello di esperienza, nella Mappa della Coscienza secondo Grof, è quello biografico. La maggior parte della psicologia tradizionale si occupa di questa sfera, facendo domande quali: Come è stata la nostra infanzia? Ci sono stati eventi traumatici? Come è stata la relazione con i nostri genitori e i nostri fratelli? Che cosa accade nelle nostre relazioni adulte? Nella nostra famiglia ci sono state malattie, eventi traumatici, morti? In breve, la psicologia moderna è interessata ad aiutarci a risolvere e comprendere i problemi non risolti nelle nostre vite. Il modello tradizionale usato dalla psicologia per lavorare con queste cose non concluse è quello del terapeuta che parla con il cliente o una famiglia in uno studio.

 Nella Respirazione Olotropica non vi è nessun terapista esterno in senso tradizionale. Non c’è programma per la sessione. Non c’è modo di predire che una particolare sessione di breathwork farà emergere alcune cose specifiche dalla nostra storia biografica. Anche se lo fa, non c’è modo di determinare quale parte particolare del problema emergerà o cosa c’è bisogno che accada perché il problema si risolva.

 Per esempio, io non arriverei ad una sessione di respirazione volendo “lavorare sulla relazione con mia madre (o padre).” Infatti, fare questo vorrebbe dire defraudarmi della possibilità di abbandonarmi con fiducia e di ricevere qualunque cosa il guaritore interno abbia in serbo per me. Piuttosto che trovare in psicoterapia problemi sui quali vogliamo “lavorare” con la respirazione, è meglio permettere e dare il benvenuto a qualsiasi cosa che emerge durante la sessione e dopo, in un secondo momento, lavorare ulteriormente con questo materiale nel tradizionale setting terapeutico.

 Il vantaggio di una sessione di breathwork è che proprio il guaritore interiore (invece che la mente conscia) seleziona ciò che è appropriato per noi sperimentare a un dato momento. La saggezza interiore (o l’inconscio) sembra avere un vantaggio nel sapere ciò che siamo pronti ad affrontare e quanto lontano possiamo andare proprio ora, rispetto alla mente conscia o a qualcuno all’esterno.

 

Ricordare il positivo ed il negativo

Le esperienze biografiche che emergono nella respirazione possono essere piacevoli o spiacevoli. Solitamente però, c’è qualcosa di precedente alla sessione in tali esperienze, che non è ancora risolto. Qualcosa ha ancora bisogno di comprensione e consapevolezza. Dal lato piacevole, forse ricordiamo alcuni aspetti positivi della nostra infanzia:

 "La cosa migliore che ho tratto da questa esperienza è un ricordo in cui mi divertivo alle superiori. Ho avuto brutte esperienze alle superiori e questo mi ha reso consapevole anche del cameratismo e dell’amicizia che c’era. Per me questo significa molto.

 All’inizio pensavo che la respirazione non avrebbe funzionato con me e che era solo una perdita di tempo. Posso dire onestamente che ha avuto un effetto che mi ha sorpreso. Mi sono ricordata di come mio padre e anche i miei zii  erano orgogliosi di me . Anche se erano tutti alcolisti, si assicuravano che mio fratello e io avessimo abbastanza. Sono entrata in contatto con l’amore incondizionato che avevano per me."

 

Dal lato spiacevole, forse un’esperienza traumatica viene in primo piano affinché noi possiamo sentirla e comprenderla più chiaramente. Un uomo descrive questo tipo di intuizione dopo aver rivissuto un’esperienza infantile:

" Ho avuto l’esperienza di mia nonna che trattava i miei fratelli come se fossero migliori di me. Le ho chiesto perché mi stava facendo quello. Non potevo capirlo. Ora lo capisco. Lei voleva che io smettessi di usare delle droghe perché mi amava, e perché mia nonna, mia madre ed io siamo così simili."

 

Un altro uomo sentì nel corpo la rabbia trattenuta della madre:

"Una donna vicino a me cominciò una serie di urli in successione, e ciò mi riportò alla memoria gli urli di mia madre che non ha mai manifestato, ma che io ho “sentito” in tutta la mia infanzia. Ogni esplosione della donna inviava un’onda di contrazione e di suono attraverso di me."

 

Guarire i traumi

 Di solito, quando nel passato abbiamo fronteggiato una situazione traumatica c’era così tanta paura o dolore che in quel momento non ne abbiamo avuta una piena consapevolezza. Una parte di noi si chiude per proteggerci e permetterci di funzionare. Questo meccanismo fisico e psicologico è simile alla protezione di un fusibile che brucia. Quando c’è troppa energia, il sistema, o parte del sistema, si chiude. Immagazziniamo il dolore nei nostri corpi. Immagazziniamo la paura in una parte inconscia di noi, fino a quando, un giorno, saremo pronti a liberarla. Per poterla liberare pienamente, comunque, dobbiamo sentirla completamente. Negli stati ordinari di consapevolezza, normalmente diciamo “Non è possibile!” Ci opponiamo al sentire una seconda volta quei sentimenti così intensi. Ma riviverli sembra essere il prezzo della piena consapevolezza e della piena guarigione. Nel programma dei Dodici Passi c’è un detto che descrive questa verità: “l’unica via di uscita è attraversarlo!” Un tossicodipendente in trattamento esprime i suoi motivi a continuare a partecipare alle sessioni di breathwork:

 "Desidero partecipare a un’altra sessione perché sento che questo lavoro mi ha aiutato molto nel rendermi capace di affrontare i sentimenti che ho rimosso così a lungo usando droghe. L’unica via di uscita è attraverso ed io credo fermamente che partecipando al breathwork sono passato “attraverso” parecchie porte."

 Un’esperienza comune nella respirazione è quella di rivivere alcuni traumi ed arrivare a nuove comprensioni o integrazioni di essi. Ogni evento, o serie di eventi, che sono accaduti nelle nostre vite sono possibile esperienze di breathwork. La nostra saggezza interiore sembra scegliere quegli eventi durante i quali abbiamo provato un’intensa emozione o del dolore fisico che non abbiamo pienamente esperito, completato, o integrato al momento in cui è avvenuto.

[.......]

Il trauma di omissione

 Ci sono due tipi di trauma biografici che possiamo rivivere, sciogliere, e guarire durante la Respirazione Olotropica. Uno è il trauma di omissione. L’altro è il trauma di commissione.

 Nel trauma di omissione, non ci è successo qualcosa che avrebbe dovuto accadere. I neonati e i bambini hanno bisogni reali. Hanno bisogno di ricevere un’attenzione amorevole, di essere nutriti quando hanno fame, e di avere un contatto oculare. I neonati hanno bisogno di sentire il nutriente contatto del corpo e della pelle. Ma come bambini, possiamo essere stati trascurati, non nutriti regolarmente, non tenuti al caldo ed all’asciutto, non abbracciati, non amati, o non confortati. Durante una sessione, potremmo rivivere questa esperienza, sentire il rifiuto, la paura, ed il dolore proprio come se avessimo l’età in cui è accaduto per la prima volta. Possiamo sentire il dolore di avere dei genitori più interessati ai loro programmi che al nostro benessere. Un uomo rivive un’esperienza del genere in cui i suoi due padri stanno litigando:

 "Ero in mezzo ad una discussione tra il mio patrigno ed il mio padre naturale. Sentivo che stavano discutendo di me, riguardo a chi era il mio vero padre. Non sapevo da che parte stare. Rimanevo solo là, a piangere in mezzo a loro."

 Anche se stiamo rivivendo l’esperienza, la differenza tra il passato ed il presente è che adesso, come adulti, abbiamo i mezzi per capire che cosa sta accadendo e per prendere ciò di cui abbiamo bisogno. Possiamo chiedere al nostro sitter o al facilitatore di coprirci con una coperta o di confortarci. Questo tipo di nutrimento nell’età adulta non ricomporrà mai completamente la mancanza di esso nell’infanzia. Tuttavia c’è una guarigione significativa che avviene attraverso il rivivere correttivo dell’esperienza. Ecco sono due esempi:

" Ho ricordato un brutto sogno che avevo da piccolo. Volevo mia Mamma e lei mi lasciava. Mi sentii abbandonato e piansi. Quando mi sono svegliato qui e sono stato confortato sono stato bene. Ho attraversato il passato ed ho guardato verso il futuro."

 * * *

" Le volte che sono stata tenuta con amore e compassione durante le sessioni di breathwork dal mio terapeuta o dal mio sitter mi hanno reso più facile riconoscere ed accettare sicurezza, attenzione amorevole, e libertà dalla paura."

Il trauma di commissione

 L’altro tipo di trauma è il trauma di commissione. E’ qualcosa che è accaduto, ma che avremmo voluto non accadesse, e che ha causato una ferita emotiva, fisica, o anche spirituale. I partecipanti alla Respirazione Olotropica spesso rivivono avvenimenti come incidenti, malattie, servizio militare in tempo di guerra, abusi sessuali o fisici nell’infanzia, la morte di qualcuno amato, un divorzio, e molti altri eventi della vita individuale.

" Mi sono visto con mio fratello in piscina. Lui mi teneva sott’acqua fino quasi ad annegarmi. Mi lasciava salire appena prima che io cedessi. Questo ricordo portò con sè il sentimento di tutta la mia famiglia e della mia intera vita. Ho pianto e mi sono sentito veramente depresso. Dopo ho anche sentito un senso di pace, e il nodo nel petto è diminuito."

 E’ possibile anche rivivere eventi nei quali capiamo come abbiamo ferito un’altra persona fisicamente o emotivamente facendogli o non facendogli qualcosa. E’ possibile che riusciamo a vedere le connessioni fra la ferita che abbiamo subito e il mal che noi stessi, più tardi, abbiamo fatto a un altro. Spesso questa è una opportunità per sciogliere il senso di colpa ed approfondire il perdono per noi stessi. Sotto, un tossicodipendente rivive gli effetti della sua dipendenza:

 "Ero di fronte a quello che la malattia (tossicodipendenza) stava facendo di me e che io ero un pazzo furioso che faceva qualsiasi cosa avessi bisogno per farmi. Facevo male alle persone ed alle loro vite per le mie ragioni egoistiche. Ciò che pensavo durante i miei crimini era che io ero a prova di proiettile. Sentivo che le persone erano deboli, e che la debolezza non era nulla per me. Ma quando ho rivissuto quegli episodi, i sentimenti erano estremamente differenti……Piangevo, provavo vergogna, compassione, provavo rimorso e pentimento per le cose che avevo fatto. Ciò che avevo fatto era fatto, e niente poteva cambiarlo, ma lasciar uscire i sentimenti che erano imbottigliati dentro da anni è stato un grande sollievo."

Rivivere è più che ricordare

 Il materiale biografico che emerge negli stati non ordinari arriva sotto la forma potente del rivivere, non solamente ricordare. Per esempio, se stessi parlando a qualcuno della festa per il mio quarto compleanno, potrei vagamente ricordare dove ero e che giocattolo speciale avevo ricevuto. Se stessi rivivendo questo avvenimento in una sessione di respirazione, potrei vedere (con gli occhi della mente) la glassa colorata della torta, ricordando il contatto oculare con mia madre, risentire il calore delle candele sulla torta mentre ci soffiavo sopra. Potrei rievocare e ri‑sperimentare particolari che normalmente non sono disponibili alla memoria nel mio stato ordinario di coscienza. Un uomo rivive vividamente un episodio di abuso fisico infantile:

 "Quando avevo sette o otto anni ero dovuto andare nella mia stanza. Non sapevo cosa avevo fatto di sbagliato. Ricordo che stavo giocando con i miei fratelli e le mie sorelle e avevo fatto qualcosa di sbagliato, così andai nella mia stanza. Poi venne mio padre, e cominciò a colpirmi con una cinghia mentre io lo supplicavo di smettere. Vedevo lo sguardo nei suoi occhi. Piangevo così tanto che mi spinsi in un armadio, e mi sentivo atterrito, agitato e a disagio."

 Poiché negli stati non ordinari di coscienza possiamo recuperare tutte le sensazioni, i pensieri, ed i sentimenti chiave dell’esperienza originale, i traumi passati possono cominciare a guarire profondamente e rapidamente. Guariscono perché stiamo completando e integrando l’episodio precedentemente non concluso e non sentito.

 "Stavo gemendo. Emettere suoni aveva una qualità spirituale in sè, e mi avvicinò al mio spirito ed all’anima. I suoni spirituali si trasformarono in grida e gemiti disperati. Cominciai a urlare molto – liberando grida molto profonde, grida disperate dal nucleo più profondo del mio essere. Spingevo contro due persone con le mani ed i piedi, ed ho continuato a urlare per un po’. Stavo lasciando venire le urla che avrei voluto fare quando ero piccola e mio padre mi stava violentando- ma credo che quando avvenne la prima non lasciai trapelare nemmeno uno sguardo."

 Cominciamo anche a mettere insieme tutti i tratti della memoria e dell’esperienza, rendendoli nostri. Le sensazioni, emozioni, le intuizioni ed i pensieri che riguardano l’esperienza cominciano a combaciare perfettamente. Il risultato spesso consiste in comprensione e risoluzione.

[.....]

Esperienze perinatali

 La psichiatria moderna ha ampiamente  sottovalutato l’effetto del trauma della nascita nello strutturare la vita successiva. La medicina Occidentale sostiene che la corteccia cerebrale del feto non è ancora mielinizzata e, di conseguenza, non può conservare la memoria del trauma della nascita. Tuttavia esperimenti con organismi unicellulari hanno dimostrato che la memoria (risposta condizionata) non richiede un cervello o un sistema nervoso complesso. Poiché tali studi dimostrano che una singola cellula può conservare memoria, la memoria cellulare umana può essere almeno una possibilità teorica. Per chi fra noi ha assistito a migliaia di sedute di Respirazione Olotropica, questo non è solo possibile, ma semplicemente vero. Ecco una donna di 39 anni alla sua prima sessione di breathwork che descrive un gruppo di memorie collegate (detto anche sistema COEX) che si riferiscono ad un dolore nella coscia. Il ricordo più antico è post-natale:

" Ho cominciato a provare dolore alla coscia destra, proveniente da una vecchia ferita. La maniglia di un carrello a mano mi cadde addosso, lasciando un segno che c’è ancora. Mi stavo chiedendo che cosa ancora stessi trattenendo riguardo a quell’incidente, quando mi sono sentita una bimba appena nata, con la mano del dottore sulla mia coscia. Quella mano mi faceva male, ed io stavo urlando. Mi stava tenendo lontano da mia madre. A quel punto mi vidi come una piccola bimba legata e urlante in una incubatrice."

 Questa donna mi scrisse più o meno una settimana dopo la sessione dicendomi che aveva difficoltà a credere alla “memoria” di nascita avuta durante la respirazione. Perciò aveva telefonato alla madre e parlato con lei della sua nascita per la prima volta. La madre le aveva raccontato che le era stata veramente presa, messa in una incubatrice, e trasferita in un ospedale diverso.

 Ecco altri tipici esempi di esperienze di nascite:

" Ero esausta. Mi arrotolai nella posizione fetale per riposare. Ero in un posto scuro, calmo e pieno di pace. Non volevo lasciarlo, ma in breve tempo mi sentii spingere, la testa spingeva, la pelvi spingeva, e anche le mani. Cominciai a lanciarmi ritmicamente verso la luce lontana, al di là del mio scuro accampamento. Lo feci per un po’. Era piacevole, poi, improvvisamente, ero nella luce!"

 * * *

"La prima esperienza riguardò la mia nascita. Non vedevo niente in realtà, ma la sensazione era così reale, che non avevo bisogno di nessuna visione. Ho anche risperimentato il dare alla luce un bimbo, e piangere per la sua morte successiva."

 

La nascita è il nostro primo incontro con la morte e la rinascita

 Nascere è la minaccia alla vita più precoce, e forse più traumatica, che un essere umano sperimenta. E’ una crisi di sopravvivenza per ogni essere umano. E’ la prima esperienza di morte e rinascita del nostro organismo. Effettivamente completiamo il nostro tempo (moriamo) come feti e cominciamo una vita (nasciamo) come neonati che respirano, delle creature molto diverse. Nascita e morte sono strettamente legati. Durante questo difficile passaggio la sopravvivenza del feto può subire vari gradi di minaccia. Una donna descrive l’esperienza della nascita durante una sessione:

 "Era come se fossi sdraiata lì a respirare da molto tempo. Non stava accadendo molto altro. Avevo una tensione alla sommità del capo, e questo era tutto. E’ passato ancora dell’altro tempo e non accadde niente altro oltre a questa sensazione in cima alla testa. Improvvisamente ne ho avuto abbastanza. Lascio che il corpo si muova, così da applicare una pressione alla testa. Tutto il corpo ha degli spasmi e spinge per aumentare la pressione. Sono piena di energia, con la capacità di spingere. Sono pronta a nascere. Sono nata."

 Il feto è collegato fisicamente alla madre, ed anch’essa sta sperimentando questa minaccia della vita. Grazie alla biochimica delle emozioni ed al legame placentale, il feto sperimenta tutto ciò che fa la madre durante il suo passaggio di nascita. Una donna di 37 anni alla sua prima sessione di breathwork descrive così la sensazione di questo collegamento:

 "Mi sentivo come un feto e non riuscivo ad uscire dal ventre di mia madre. Mi sentivo soffocare, ed ero consapevole anche del dolore di mia madre. Avvertivo che era sconvolta. Era freddo e meccanico."

 Talvolta si sperimenta il nascere ed il dare alla luce simultaneamente. Due partecipanti sperimentano il legame perinatale in maniera differente:

"Diedi alla luce mia figlia e sentii l’anestetico. Piansi anche per la sua morte. Ora mi sento più a mio agio con il processo vitale."

 * * *

"Cominciai a tossire a lungo. Continuai a tossire, a sputare, e soffiare muco. Aveva un odore nauseante. Cercavo di eliminarlo dal naso e dalla bocca. La mia impressione era che fosse etere dato a mia madre alla mia nascita, o qualcosa che mi avevano dato alla nascita della mia prima figlia per ritardare il suo arrivo (così non avrei spinto)."

 Poichè anche gli uomini sono connessi alla madre durante il parto, anch’essi sono in grado di sperimentare le contrazioni pelviche nel rivivere la nascita.


1 - Continua .....


Per approfondire.......




[i]Grof, S. Oltre il cervello,. Cittadella Editrice, Assisi, 1988